Gianfranco Fini All’Opposizione

Ce lo vedete voi Gianfranco Fini che vota con l’opposizione? A quanto pare sarà così dal 15 Dicembre.

E’ quanto afferma il presidente della camera. “Dopo il 14 dicembre serve un nuovo governo di centrodestra, e un esecutivo guidato da Giulio Tremonti lo sarebbe certamente, anche se non è una questione di nomi”.

Così Gianfranco Fini, nel corso del programma “In mezz’ora” di Lucia Annunziata, esclude governi tecnici e ribadisce: “Non ho la sfera di cristallo però credo che Berlusconi non avrà la fiducia. Con un voto in più tirerà a campare”, dice il presidente della Camera. Che comunque vada dice che da mercoledì mattina Fli sarà “a tutti gli effetti un movimento politico di opposizione“, anche se sempre “nell’ambito del centrodestra”.

Parole che avrebbero fatto infuriare il premier Berlusconi. Il quale in serata riunisce i senatori Pdl e detta la linea: “Lunedì a Palazzo Madama farò un discorso di alto profilo, evitando ogni polemica”, avrebbe detto il presidente del Consiglio ai suoi durante una cena in un albergo di via Veneto, a Roma.

Il premier avrebbe spiegato ai presenti che, nel momento in cui i finiani andassero all’opposizione, sommerebbero i loro voti a quelli della sinistra. “Se insistono su questa linea”, è il ragionamento del premier, “Fini e Casini non hanno spazio politico. I nostri sondaggi lo dimostrano, perdono ogni credibilità”.

Numeri in altalena, i dubbi delle colombe Fli. In attesa del voto di martedì, quando il governo sarà sottoposto alla prova fiducia in Parlamento, continua intanto la corsa ad accaparrarsi il sostegno degli indecisi e a conquistare nuovi consensi. Gli ultimi sviluppi sembrano favorevoli al presidente del Consiglio. Ma Fini si mostra fiducioso nella tenuta del suo gruppo: “Se Berlusconi avrà 10 voti in più mi dimetto. Il Fli si riunirà lunedì sera, discuteremo tra di noi, come è noto ci sono posizioni diverse. Chi ha qualche interesse da difendere sta sotto l’ombrello di Berlusconi. Sono convinto che alla fine la decisione sarà sottoscritta da tutti”. Fini ribadisce che può esistere un centrodestra diverso da quello “populistico di Berlsuconi e Bossi” e che il voto alla Camera “è l’atto di nascita di Futuro e libertà” ma che non si andrà alle elezioni “perché l’Italia tutto si può permettere tranne che una nuova campagna elettorale”. Quanto all’iniziativa delle “colombe” di Pdl e Fli 1, che ha proposto un patto, Fini afferma che “è stata fatta in buona fede”, ma “non autorizza nessuno da dire che Futuro e Libertà si divide”.

Sull’argomento torna però Silvano Moffa, uno dei pontieri.  Che esprime “amarezza” per la chiusura di Fini: “Prendo atto che ha praticamente bollato come ‘tardiva’ e inutile l’iniziativa che con altri parlamentari di Fli e del Pdl avevo assunto inviando una lettera-documento al presidente del Consiglio  e allo stesso presiente della Camera, al solo scopo di offrire una possibile via di uscita dalla crisi politica nell’interesse del Paese”. E conclude: “Continuo a pensare che gli italiani attendano da noi tutti segnali di responsabilità, soprattutto a fronte di una complessa e grave situazione economica e sociale. Grandi sono quei leader politici che, nei momenti difficili, riescono ad abbattere il muro della diffidenza per offrire orientamento e ricreare un clima di fiducia collettiva”. Un altro voto in bilico?

Si vedrà dopo il discorso del premier alle Camere, sul quale però il leader di Fli non sembra fare grande affidamento. “Pensare che quello che dirà Berlusconi sia risolutivo significa non conoscere Berlusconi, che quando è alle strette dice tutto e il contrario di tutto, salvo poi non mantenere buona parte degli impegni che prende”. Del resto a un’intesa si sarebbe potuti arrivare, ha ricordato Fini, “se la trattativa nelle scorse settimane si fosse concretizzata in un accordo sulla legge elettorale”. Che significa “che il premio di maggioranza deve avere una soglia almeno del 45 per cento. Oggi con il 30% si ha il 55% dei deputati, che è una forte distorsione del principio democratico”.

Bossi non si scopre. dIl leader leghista risponde sibillino a chi gli chiede previsioni: “Io dico che prende la fiducia…se non ha sbagliato i conti”. E su cosa accadrà dopo l’eventuale voto favorevole – ma di misura – il Senatur non scopre le carte: “Dopodichè…lo dico dopo il voto”.

I centristi
. In queste ore di confronto serrato, torna a farsi sentire anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che chiede le dimissioni del premier, come fa lo stesso Fini, e conferma che i centristi sono “immuni dal virus delle poltrone” e dunque disinteressati a un ingresso nel governo. La pensa in modo diverso il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, secondo il quale non è ancora “chiusa la porta a chi in buona fede vuole contribuire a rafforzare il governo”. Insomma se l’obiettivo è quello di far fuori Berlusconi, per La Russa non c’è buona fede e quindi nessuna trattativa in vista.

Il discorso è valido anche per l’Udc. Casini ribadisce quanto detto ieri a proposito dell’iniziativa delle colombe: “E’ un appello rivolto a Fini e Berlusconi” e noi dell’Udc “non siamo comprabili con qualche poltrona”. Ma La Russa, a margine della manifestazione del PdL a Milano, incalza: “Noi vogliamo che siano i cittadini a scegliere il presidente del Consiglio prima delle elezioni, loro vogliono siano i partiti dopo. A parte questo con Casini non c’è nessun problema e sia il Pdl che l’Udc sono nel partito popolare europeo: quindi discuteremo con chiunque voglia rafforzare questo governo”.

Secondo il ministro della Difesa l’eventuale ingresso nella maggioranza di governo di Casini è quindi “un’ipotesi da prendere in considerazione a patto che siano superate alcune “criticità” legate “alla questione della leadership, che portò i centristi nel 2008 a rompere l’alleanza col centrodestra, alla legge elettorale e al principio del bipolarismo”. Per La Russa “una legge elettorale determina i comportamenti e non è mai capitato che una legge come questa faccia prevalere uno che non arrivi almeno al 40% e se non vincesse uno che arriva a questo risultato chi farebbe il presidente del Consiglio? Uno che ha preso meno voti. Questo – taglia corto – non è possibile perché significherebbe fare un passo indietro nel passato”. D’accordo con lui anche il governatore del Piemonte Roberto Cota: “Berlusconi ha detto che non ci può essere trattativa con chi vota la sfiducia a questo governo, e Casini l’ha fatto”.

Dopo la manifestazione del Pd di ieri 2 a Roma, Casini parla anche al Partito democratico: “Alla sinistra diciamo che non serve liberarsi solo di Berlusconi, il cui ciclo è ormai al tramonto e indipendentemente dal 14 dicembre. Bisogna andare oltre, avere la consapevolezza che certe scelte, come quelle sul nucleare, si fanno con dei sì e con dei no”, dice Casini durante una manifestazione dell’Udc a Roma, e si augura che il Pd vada oltre l’antiberlusconismo e punti su un progetto definito. E ricorda come diversi esponenti del Pdl lo abbiano avvicinato evocando le comune appartenenza al Ppe. “Sono giunti appelli stucchevoli e ipocriti. A questi amici, io dico che l’unico modo di rivolgere un appello a noi dell’Udc, è quello di fare finalmente un partito vero e dire basta con un partito in cui c’è un culto personalità che ormai non c’è più nemmeno in Cina”.

“Berlusconi ha ancora qualche ora per capire dove vuole andare a parare”, continua Casini che al premier consiglia di “evitare una ridicola conta parlamentare” e quindi dimettersi prima del 14. “Se capisce in queste ore che l’unica cosa seria è andare a dimettersi evitando una ridicola conta, non sarebbe una prova di debolezza, ma una prova di forza, di responsabilità e dignità. Non si tira a campare mentre il Paese va a fondo”, ha concluso il leader centrista.

Pannella esce dal guado. I radicali, dopo i dubbi dei giorni scorsi, voteranno la sfiducia. Anche se Pannella lo annuncia senza abbandonare il suo linguaggio antipartitocrazia. “Sfiduciare, quindi, stando così le
cose, è necessariamente sfiduciare specificamente e istituzionalmente il governo, ma, più in generale, è sfiduciare anche tutto il Regime, con le sue maggioranze e con le sue opposizioni”. “Come purtroppo da noi previsto”, ha aggiunto Pannella, “il governo del capace davvero, ma davvero, di tutto e i “buoni a nulla” delle sue opposizioni, rappresentano un disastroso, unico, sessantennale Regime partitocratico e antidemocratico che per molti versi, ha ormai un bilancio perfino peggiore di quello del precedente, infame, ventennale Regime partitocratico, fascista”.

Guzzanti e la sfiducia. Certo di votare la sfiducia è Paolo Guzzanti. A ribadirlo in una nota è il segretario nazionale del Partito Liberale, Stefano De Luca. “Alcuni organi di stampa – sostiene De Luca – hanno distorto il significato delle precise richieste del Pli per non votare la sfiducia al Governo”. Ovvero, l’abrogazione del ‘porcellum’, l’abbattimento del 30% del Debito Pubblico attraverso la vendita di tutte le partecipazioni statali e la contestuale imposizione di un termine perentorio per la privatizzazione e liberalizzazione di tutte le aziende e società territoriali a carattere pubblico.

“Sul primo punto, Berlusconi ha ribadito la sua volontà di confermare il premio di maggioranza – ricorda il segretario del Partito liberale – che costituisce una vera e propria truffa. Sul secondo punto, non ha detto nulla e probabilmente si limiterà a proporre di vendere immobili di proprietà statale per favorire le varie P3 o i soliti amici del quartierino”. Per questo motivo, “il rappresentante del Pli in Parlamento, Paolo Guzzanti, voterà senza tentennamenti a favore della mozione di sfiducia, di cui, in rappresentanza del Partito, è firmatario insieme ai parlamentari di Fli, Udc ed Api”.

I proscritti “al contrario”. Nel frattempo il domenicale del Secolo d’Italia, organo dell’ex Alleanza Nazionale ora giornale del gruppo dei futuristi uniti intorno a Gianfranco Fini, fa la conta. Ci sono trenta esponenti del Pdl, tra ministri, sottosegretari, governatori e deputati che “starebbero bene” anche nel gruppo dei futuristi, sostiene la testata. E disegna una ‘lista di proscrizione al contrario’. Molti i volti noti della lista: dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi a quello dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, passando per il titolare dell’Agricoltura Giancarlo Galan, solo per citare i ministri coinvolti nel singolare esercizio della testata, a due giorni dal voto di fiducia al governo, per il quale si sono già registrati alcuni passaggi di casacca.

Ecco i nomi dei ‘proscritti al contrario, secondo i finiani: Maurizio Sacconi, Franco Mugnai, Marcello Pera, Luigi Compagna, Alfredo Mantica, Ombretta Colli, Battista Caligiuri, Raffaello Vignali, Maurizio Scelli, Guido Crosetto, Margherita Boniver, Valentina Aprea, Bruno Murgia, Emerenzio Barbieri, Lucio Barani, Santo Versace, Alessandra Mussolini, Sergio Pizzolante, Aldo Brandirali, Maurizio Castro, Marcello De Angelis, Melania Rizzoli, Beppe Pisanu, Antonio Palmieri, Stefano Caldoro, Giancarlo Galan, Fabio Gava, Giuliano Cazzola, Giuseppe Cossiga e Stefania Prestigiacomo.Fonte Repubblica.it

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