Manovra, siamo già alle modifiche

Una valanga di critiche per la manovra del governo.

E ora inizia il braccio di ferro. Con l’opposizione, 1 certo, che presenta una vera e propria contromanovra e con il segretario Bersani rilancia la proposta del governo di transizione 2. Con i sindacati, divisi sulle modalità della risposta ma all’unisono sulle critiche.

Con imprenditori ed enti locali. Ma allo stesso modo nella maggioranza, 3 dove si moltiplicano i distinguo, le minacce di non votare (il gruppo dei dissidenti guidato da Martino e Stracquadanio), i dissensi espliciti di ministri come la Prestigiacomo. Ma il dato vero è che, mentre la Ue approva e chiede di fare presto, le richieste di cambiare la manovra – soprattutto nel capitolo sul superprelievo – arrivano proprio dalle stanze più alte del governo.

E’ Berlusconi per primo che chiede aggiustamenti: si prepara anche a mettere la fiducia sul decreto, ma in lui sale l’ansia di passare per “l’uomo delle tasse”.

Calderoli, attivissimo con Tremonti nel portare a casa la manovra, apre la porta a modifiche, purché “i saldi restino invariati” e senza “smontare” il testo Comunque il percorso sarà molto accelerato: dal 22 agosto comincia a discuterne il Senato e il 5 settembre il testo sarà già essere in aula. Ma la partita, adesso, è su cosa cambiare nel testo di Tremonti. Il problema fondamentale è come alleggerire l’impatto del contributo di solidarietà sopra i 90mila euro.

Come? Riprende quota l’aumento dell’Iva, che lo stesso Berlusconi avrebbe voluto ma che Tremonti ha bocciato temendo un effetto di ulteriore contrazione sui consumi. Lo vogliono Crosetto e gli altri, lo sponsorizza Formigoni. Ai vertici del Pdl c’è disponibilità, ma evitando stravolgimenti.
Anche la casa dovrebbe entrare nel calcolo della supertassa che colpirà i contribuenti con un reddito superiore a 90mila euro. La supertassa si pagherà dal 2012 e al momento è prevista per un solo triennio. Ma la supertassa non è l’unica novità prevista dal decreto. Il taglio dei finanziamenti a Comuni e Regioni porterà inevitabilmente una valanga di addizionali, oltre all’Imu (nuova Ici), e aumenti del bollo auto e delle imposte per la compravendita delle auto.

Sulla crescita delle tasse locali torna ad attaccare oggi Pier Ferdinando Casini: “La manovra – dice il leader dell’Udc parlando con la stampa a Lecce – impatta pesantissimamente sul meridione, ma soprattutto sulle famiglie perché quando le Regioni, i Comuni vengono depotenziati degli introiti che hanno finiranno inevitabilmente per agire sulle aliquote Irpef o tagliando i servizi sociali che sono asili e mense scolastiche. Questo dimostra – ha aggiunto – che non ci sono solo le tasse che voi vedete, ce ne sono anche altre indirette”.

Quanto alla riduzione degli enti locali, Casini ha detto: “O si aboliscono tutte, perché non si ritiene che le Province e le competenze provinciali possano essere distribuite tra Regioni o Comuni, o non si aboliscono.
Così è semplicemente una presa in giro. Non ha senso – ha aggiunto – che in Liguria si aboliscano tre Province e si lasci Genova. Noi chiediamo, sarà uno degli emendamenti, che si aboliscano le Province. Solo e semplicemente a partire dai rinnovi che dovranno essere fatti nel prossimo aprile”.

Il leader dell’Udc ha quindi escluso categoricamente qualsiasi ipotesi di ingresso nella coalizione che sostiene il governo: “Non abbiamo alcuna intenzione – ha spiegato prima di visitare il carcere di Lecce – di imbarcarci in una maggioranza che certamente ha portato l’Italia nel disastro in cui siamo”. fonte: repubblica

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