L’Europa non si fida di FRANÇOIS HOLLANDE

L’esito del primo round delle elezioni presidenziali francesi, la crisi di governo olandese e i dati PMI tedeschi hanno affossato tutti i principali listini azionari del Vecchio Continente. L’indice parigino CAC 40 ha registrato una flessione del 2,83%, il DAX 30 tedesco ha ceduto il 3,36%, la borsa di Londra ha chiuso a -1,85% mentre il FTSE MIB è retrocesso di quasi quattro punti percentuali. Ad aver inciso maggiormente sul lunedì nero delle borse sono state le notizie provenienti da Parigi. I mercati continentali sembrano aver già condannato alla ghigliottina il candidato presidenziale socialista François Hollande (Chiusura Borsa Milano: l’Ftse Mib va a picco, l’Europa allo sbando)

I MERCATI NON CREDONO ALLE UTOPIE PROGRAMMATICHE DI HOLLANDE. DOWNGRADE FRANCIA IN ARRIVO?

Per porre rimedio alla crisi del debito le destre economiche europee hanno fino a questo momento operato in un’unica direzione: più tasse e tagli alla spesa pubblica. Diverso è, invece, il sentiero che François Hollande intende battere nel corso del prossimo quinquennio per risanare le finanze transalpine. Per rilanciare l’economia francese e quindi creare nuovi posti di lavoro, il candidato socialista promette investimenti per 20 miliardi, un importo da ricavare aumentando le tasse sui redditi più alti ed eliminando una serie di privilegi fiscali. Non solo. Hollande vorrebbe usare la spesa pubblica per contenere gli affitti nel mercato immobiliare e creare 60 mila posti di lavoro nell’istruzione. I mercati, tuttavia, non sembrano affatto credere al manifesto elettorale socialista e, anzi, mettono le mani avanti in previsione di un possibile declassamento del debito francese nel breve.

HOLLANDE SFIDA L’EUROPA SUL FISCAL COMPACT

A preoccupare i mercati non è il solo stato di salute delle finanze pubbliche francesi (e l’eventuale «cura socialista»), ma è il rischio che la politica estera di Hollande metta a repentaglio gli esistenti equilibri europei. A rischio è, infatti, il connubio franco-tedesco faticosamente costruito da Sarkozy nell’ultimo quinquennio. Hollande sembra intenzionato a volersi ritagliare un ruolo da protagonista anche a dispetto di infastidire i tedeschi. Non è, infatti, un caso che, a più riprese durante la campagna elettorale, il candidato socialista si sia dichiarato pronto a osteggiare il nuovo patto di stabilità se non verranno introdotte nel fiscal compact importanti misure di stimolo per la crescita. Fredda è, almeno per il momento, l’accoglienza riservatagli dal Cancelliere tedesco Angela Merkel.

Hollande a favore di una Bce più forte e della Tobin Tax

Hollande ha anche messo in discussione la politica economica di Francoforte criticando la scelta di Bruxelles di aver relegato la Banca Centrale Europea a un ruolo marginale all’interno dell’assetto istituzionale comunitario. Secondo Holande, sarebbe auspicabile, invece, conferire alla Bce maggiori poteri e quindi la facoltà di prestare denaro direttamente agli Stati bypassando il sistema bancario.

Netta è, infine, la presa di posizione di Hollande sulla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziare. Per il candidato socialista è necessario controllare gli eccessi della finanza aumentando la tassazione sui proventi.

Fonte; InvestireOggi.it

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