Sandro Bondi ci spiega il governo Monti

Non commentiamo…

Chi voglia capire quello che è accaduto in Italia con la formazione del governo Monti, nel quadro della crisi economica che colpisce tutta l’Europa, deve assolutamente leggere l’ultimo libro di Giulio Sapelli, L’inverno di Monti. Il bisogno della politica (editore Guerrini e Associati).
Sulla base della mia esperienza diretta di membro del governo Berlusconi e di dirigente del Pdl non posso che confermare l’analisi di Sapelli.
La griglia interpretativa fondamentale di questo saggio è, storicamente, il rapporto tra nazionale e internazionale, tra nazione e questione internazionale.
Sapelli cita Helmut Schmidt per ricordare che la “democrazia cristiana ha tradito il messaggio dei suoi padri fondatori e ha posto la Germania prima dell’Europa e non l’Europa prima della Germania”.
L’unificazione tedesca del secondo dopoguerra del Novecento rappresenta, secondo Sapelli, “il ritorno dell’assoluto nella storia europea: un assoluto conflittuale e non pacifico, anche se solo – fortunatamente – con le armi dell’economia”. Al disegno di Kohl, che voleva l’unificazione della Germania, la Francia di Mitterand e l’Italia di Andreotti opposero l’euro, “per tentare di amalgamare il blocco tedesco nella pozione bollente del brodo europeo”.
L’esperienza successiva ha dimostrato però che l’euro è divenuto “una sorta di rete che imprigiona e impaccia in ogni movimento tutte le nazioni europee, sotto l’usbergo di una banca centrale tedesca piuttosto che europea”.
L’origine della crisi sta tutta qui: in moneta unica e in una burocrazia europea costruite su misura degli interessi della Germania a scapito delle economie più deboli, oltretutto in mancanza di uno spazio di governo politico che contempli la pari dignità degli Stati membri.
Rispetto a questo quadro generale, Giulio Sapelli individua con esattezza la ragione per cui, durante il governo Berlusconi, si spezza il nesso tra nazione e internazionalizzazione. Questo nesso si spezza perché il blocco sociale rappresentato dall’alleanza di centrodestra è il più “antitedesco” che si possa
immaginare.
Con il governo Berlusconi si allarga la forbice tra la macrorigidità monetaria, imposta all’Europa dal modello e dagli interessi tedeschi, e la micro-flessibilità dell’economia reale, rappresentata dalla specificità e dal dinamismo dell’economia italiana.
L’Autore mostra molto bene come Berlusconi cerchi di uscire dalla tenaglia dell’egemonia tedesca, con tre “magistrali operazioni”:
il legame organico con la destra repubblicana nordamericana; il legame con la Russia di Putin; il legame con gli stati dell’Africa del Nord;
l’alleanza con la Francia.
Anche a prescindere dal venir meno di alcuni di questi ancoraggi politici, Sapelli sottolinea il ruolo negativo svolto dalle “bizzarrie” di Giulio Tremonti (“fiduciario della signora Merkel”), che, anche sulla base della mia esperienza, risulta effettivamente essere stato uno degli elementi di maggiore debolezza della strategia perseguita da Silvio Berlusconi sul piano interno e internazionale.
Rispetto a questo scenario, Monti entra in scena, secondo il modello costituzionale del “dictator” della storia romana, in quanto rappresentante di un blocco organicamente europeo: grandi banche, grandi scuole internazionali di business, grandi società di consulenza.
Le valutazioni finali di Sapelli sono tanto lucide quanto allarmanti: l’intrinseca debolezza di Monti deriva proprio dall’essere rappresentante di questi interessi “organicamente europei”; la politica appare stremate e perciò incapace di opporsi al potere misto tecnocratico-parlamentare emerso dalla crisi internazionale; la soluzione della crisi potrebbe venire solo dalla capacità di rinegoziare il trattato di Maastricht e lo statuto della Banca Centrale Europea allo scopo di ampliare le aree di micro

flessibilità nazionali e di ridurre tutto quello che è possibile della macro-rigidità monetaria sovranazionale; infine l’angosciata convinzione secondo cui non è escluso che l’era delle dittature europee sia chiusa per sempre!

Sandro Bondi

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