L’euro è irreversibile, ma le aziende Italiane no

Mario Draghi lo aveva detto; L’Euro è irreverrsibile !

Giusto, che diamine, ci mancherebbe altro, però le aziende italiane no, questo è il problema di oggi.

Il mercato è ancora debole, c’è incertezza nei giovani, lo spread si alza e si abbassa come un altalena. Il tutto condito da i rischi al ribasso sia per la crescita, che per l’inflazione”. Cosa frare ?

l pil nell’area dell’euro dovrebbe registrare un calo dello 0,3% nel 2012 e una crescita dello 0,6% nel 2013. E’ quanto emerge dai risultati della Survey of Professional Forecasters della Bce che ha rivisto al ribasso di 0,1 punti percentuali per il 2012 e di ben 0,4 punti percentuali per il 2013 le stime di crescita del Pil.

Sui prezzi, la Bce ribadisce che le aspettative d’inflazione per l’economia dell’area restano sempre stabili in linea con l’obiettivo del consiglio direttivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. Come già previsto in luglio, la stima è di un calo dell’inflazione nel corso del 2012 e di una discesa sotto il 2% nel 2013.

Tra la fine di giugno e gli inizi di agosto, i rendimenti dei titoli di stato a lungo termine sono scesi, nell’area dell’euro, “per gli emittenti con rating Aaa, mentre sono aumentati per la maggior parte dei paesi interessati da un programma di assistenza finanziaria, nonché per Italia e Spagna”, sottolinea la Bce.

Per quanto riguarda i differenziali di rendimento delle obbligazioni sovrane nell’area dell’euro, gli spread, “l’attenzione dei mercati si è concentrata sulla Spagna, poiché diverse regioni del paese hanno richiesto aiuto finanziario al governo centrale e ciò ha alimentato voci fra gli operatori circa la necessità di porre in essere un programma completo di assistenza finanziaria per questo paese”.

Più in generale, gli spread rispetto ai titoli di stato tedeschi si sono ampliati nel periodo in rassegna per la Spagna, l’Italia e la maggior parte dei paesi interessati da un programma di assistenza finanziaria, mentre si sono ridotti tra 20 e 40 punti base per Belgio, Francia, Paesi Bassi, Austria e Finlandia.

Il tasso di disoccupazione nell’eurozona “continua ad aumentare“, specie fra i lavoratori più giovani, e gli indicatori “segnalano ulteriori perdite di posti di lavoro, a ritmo sostenuto, sia nell’industria sia nei servizi all’inizio del terzo trimestre del 2012”. Non solo l’eurozona ha visto un “netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese” misurato dai tassi attesi d’insolvenza, con un “incremento che è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane e piuttosto moderato per quelle olandesi e tedesche”. (darepubblica)

1 comment

  1. Salviamo almeno l’allegria 🙂

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