La truffa Della Seconda Vita – quattro arresti

foto24-300x244Si tratta di Alessandro Fasano, Pierpaolo Cuzzoli, Paolo Fimiani, Loredana Bruscia, che avevano imbastino una delle truffe più riuscite su internet.

A riprova che l’esistenza virtuale nasconde «bufale» altrettanto creative dell’originale, dietro al sito Next World si annidava il più tradizionale «pacco» partenopeo.

Cliccavi, entravi e pagavi per la tua seconda vita da avatar: 2.400 euro (restituibili ma nessuno li hai mai rivisti) per aggirarsi nel social network e fare proseliti introducendo nuovi clienti-utenti (paganti). Arrestate per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’abusivismo quattro persone.

I Fantastici quattro Alessandro Fasano, Pierpaolo Cuzzoli, Paolo Fimiani, Loredana Bruscia, l’avevano pensata davvero bene. Purtroppo per loro sono stati scoperti e arrestati.

Il primo, arrestato per bancarotta in passato, era il vero ideatore del sito avviato tra il 2008 e il 2009 in pieno boom dei social network.

In realtà era una truffa piramidale sul modello della Catena di Sant’Antonio o del cosiddetto «schema Ponzi» dall’ottocentesco personaggio (Charles) che sbarcato a Boston da una Ravenna rurale, sperimentò per primo la più classica delle truffe: la raccolta di capitali in contanti con la promessa di profitti futuri, ovviamente mai corrisposti.

All’Avatar accreditato si promettevano, in cambio di nuovi clienti, guadagni o benefit di varia natura, inclusi i corsi di formazione per agenti Next Life e terreni virtuali residenziali.

Ma navigare equivaleva a infilare la testa in un capestro truffaldino dal quale si usciva in perdita. Nata dalla denuncia di una quarantina di truffati, l’inchiesta del pm Giorgio Orano, coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi, è stata condotta dal Nucleo valutario della Finanza.

Vista la diffusione del network e i suoi contatti è difficile valutare l’ammontare della truffa e le vittime verosimilmente vanno oltre i confini regionali.

Come si legge nell’ordinanza del gip Donatella Pavone, il cuore della frode era «nell’utilizzare subdole tecniche di convincimento nei confronti degli agenti per spingerli a coinvolgere nel progetto il maggior numero possibile di persone» e nell’organizzare apparenti operazioni commerciali connesse come il “market place” e la vendita di terreni virtuali.

Fonte: Corriere.it

 

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