Poveraccio, lui è stato costretto, non voleva

È stato ‘costretto’ ad aumentare le tasse per colpa di alcuni irresponsabili che hanno portato a una situazione finanziaria disastrosa, ma adesso che il Paese è salvo c’è una prospettiva di ”riduzione graduale delle tasse”. A parlare è il premier uscente, Mario Monti che, ospite a ‘Checkpoint’ su Tgcom24, afferma che, se l’emergenza finanziaria è passata, non altrettanto si può dire per quella economica e sociale, per la quale c’è bisogno di uno sforzo costante. Poi attacca una parte della sinistra che, a suo parere, “soffoca i meccanismi per la crescita, che sono basati su efficienza produttitvità e competitività”. Poi annuncia i candidati

Ancora in emergenza. “L’emergenza non è finita, abbiamo superato l’emergenza finanziaria, ma siamo in emergenza economica e sociale che richiede continuità di azione in profondità ed è più subdola dell’emergenza finanziaria”. Lo afferma il premier uscente, Mario Monti, che non risparmia attacchi a una parte della sinistra: ”Non dico tutta, ma una parte della sinistra – ha detto il professore -, pone molta attenzione in teoria all’aspetto disuguaglianze, ma spesso “.

Tasse. Monti denuncia la polemica elettorale “priva di senso” di chi dice che non è credibile come ‘riduttore delle tasse’, dopo averle aumentate: “Io sono stato costretto ad aumentare le tasse, perché mi hanno chiesto di salire su un treno in corsa che stava deragliando verso un precipizio: la situazione non consentiva manovre molto raffinate. Ora siamo con tassi di interesse molto più ragionevoli, si può guardare concretamente alla prospettiva di una riduzionea. Alcuni irresponsabili avevano portato il Pase in quella situazione, ma ora che il Paese è salvo è possibile. Per ridurre di parecchio le tasse ocorre ridurre di parecchio la spesa pubblica inefficiente ed eccessiva. Per farlo occorre un grande sforzo nazionale,una spallata dei cittadini, ma non con la protesta, la rabbia, l’astensione, ma scegliendo chi non avendo legami con chi vuole bloccare il Paese, vuole provare a cambiare il Paese”. E al Parlamento uscente riserva una frecciata: “Peccato che non abbia approvato la delega fiscale che semplificava molto e dava fiducia ai contribuenti onesti”.

Spread sociale. Il professore, poi, rispondendo a una domanda sulle affermazioni di ieri di Benedetto XVI sulla necessità di combattere lo “spread sociale”, la distanza tra ricchi e poveri, ha dato ragione a Benedetto XVI: “Il Papa ha ragione, l’ha chiamato spread e si tratta effettivamente di un differenziale sempre maggiore”, ha detto Monti. “Negli ultimi anni si è sorvolato troppo sull’uguaglianza, pensando che la crescita risolvesse tutto – ha proseguito il premier uscente -. Si sono ridotte le distanze tra Paesi ricchi e poveri, ma nei singoli Paesi si è accrescita a dismisura la differenza tra chi sta meglio e chi sta peggio, anche perché si è demonizzato il sistema fiscale. La mia intenzione e quella di tutti è che gli italiani paghino meno tasse, ma negli anni scorsi si è ritenuto quasi un furto che lo Stato chiedesse le tasse ai cittadini”.

Riforme. Mobilitare i “riformatori” italiani per sconfiggere “privilegi, tutele eccessive, corporativismi, lobby”, ha detto ancora il professore. “La mia offerta fa capo alla società civile, vuole mobilitarla per unirsi e cercare di superare questi blocchi dell’Italia. Altrimenti i sacrifici fatti dagli italiani in questi ultimi 13 mesi andrebbero dispersi con una nuova crisi finanziaria, prima o poi”.

Dalla parte della gente comune. “L’azione del governo è stata dalla parte degli italiani, mi sono messo dalla parte della gente comune”, ha affermato Monti. “Invito i cittadini ad impegnarsi nella gestione della cosa pubblica. Sono sceso dal piedistallo, mi sono messo dalla parte degli esclusi, dalla parte dei giovani, degli italiani che verranno, dalla parte degli italiani per valorizzare meglio il patrimonio di cultura”, ha osservato il professore. “Non sono più sopra le parti, sono equidistante tra le parti politiche di destra e sinistra che considero una categoria un po’ vecchiotta”.

Produzione e disoccupazione. Una visione più a lungo termine è necessaria per avere una prospettiva più veritiera, secondo Monti: “È ridicolo e diseducativo presentare ai cittadini come esempio del bilancio di 13 mesi di governo il fatto che la produzione è scesa e la disoccupazione è salita: è verissimo, ma volevamo continuare in un’onda illusionistica che avrebbe poi presentato un conto ancora più grande? Le cose – ha aggiunto – vanno viste nel tempo. Del resto il principale problema della politica è l’appiattimento sul breve periodo. De Gasperi diceva che l’uomo politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni”.

Taglio stipendi pubblici. ”Bisogna andare a toccare le retribuzioni senza però cadere nella demagogia che impedisce allo Stato di assumere competenze molto alte che vanno strappate al mercato”, sostiene il premier uscente, aggiungendo di ritenere indispensabile il dimezzamento dei parlamentari nell’ambito di riforme istituzionali.

Imu e Ue. Non è mancata una risposta alle critiche mosse dalla Ue all’introduzione dell’Imu: “La frase fondamentale (del rapporto della Commissione) dice che la tassa sugli immobili è stata introdotta su richiesta dell’Unione Europea, poi apprezza alcuni aspetti della forma di Imu adottata, e poi parla di progressività. Ecco messa nella giusta prospettiva questa ‘clamorosa’ notizia…”, ha detto Monti, commentando il rapporto della Commissione Europea. “Non si poteva fare subito una maggiore destinazione ai Comuni dei proventi di questa imposta”, ha osservato il premier dimissionario.

Lotta ai poteri forti.  “Non c’è nessun italiano e credo nessun europeo che abbia fatto altrettante battaglie con successo contro i cosiddetti poteri forti. Microsoft e General Electric non erano poteri deboli, e con gli strumenti europei li ho trattati equamente”, ha detto Monti rispondendo a una domanda su chi accosta il professore ai poteri forti. “Trovo che coloro che si presentano come severi avversari del sistema capitalistico e vedono in me un tutore dei poteri forti potrebbero andare a vedere nei ritagli dei giornali, scopriranno che mentre loro l’hanno fatto a parole, io nei fatti”, ha aggiunto.

Federalismo
. Con “la stagione maniacale del federalismo e mi limito qui perche più dolce che trovo, si è contribuito alla paralisi. Io, cittadino del nord, non mi riconoscono per niente in questa specie di aborto di pulsione federalista che ha peggiorato paese nel suo insieme e quindi anche le zone più avanzate del Paese”, ha detto ancora Monti, e criticando fortemente la riforma dell’art.V della Costituzione, che ha ”assegnato alle Regioni competenze in materie come il turismo, le infrastrutture, l’energia”, determinando un pericoloso ”allungamento dei tempi delle decisioni”, il professore ha sottolineato come ”molti campi possono essere delegati alle autonomie, ma altri vanno gestiti con una visione nazionale, se non internazionale”.

Nessun rimpianto.  “Tendenzialmente” non c’è nulla di quanto fatto nei 13 mesi di governo che Mario Monti non rifarrebbe. “Ci sono cose che si potevano fare meglio, ma con quello che passava il convento e la rapidità enorme con cui andavano fatte, sono molto soddisfatto di aver aumentato enormemente la credibilità dell’Italia e di aver posto le premesse che, se non saranno distrutte dal prossimo governo e mi auguro di no, saranno le basi per una crescita dell’economia e della società italiana”. E ai partiti che ora criticano alcune decisioni del suo governo, Monti ribatte: “Dovevamo mangiare un pasto magro e con un menu predeterminato. Del resto, tutte le misure proposte dal governo sono state approvate dai tre partiti Pdl, Pd e Terzo polo, che se hanno votato la fiducia ogni volta non credo l’abbiano fatto per fare un favore a me, ma perché ritenevamo che altrimenti la situazione italiana sarebbe stata peggiore”.

I candidati. Mario Monti ha, infine, annunciato che saranno candidati nelle liste legate al suo nome: il giornalista Mario Sechi, la schermitrice Valentina Vezzali, Alberto Bombassei presidente della Brembo e candidato alla presidenza di Confindustria, Ilaria Borletti, presidente del Fai, Luigi Marino, bolognese, presidente Confcooperative: “Potrei dirne altri, ma lascio un po’ di suspence”, ha aggiunto

PEVERACCIO, LUI E’ STATO COSTRETTO, MA NON VOLEVA

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