Sea Watch metterà in mare un’altra nave

Ci risiamo, ne fermano una, ne arrivano due. Finche non ci saranno politiche forti tipo “BLOCCO NAVALE” questi continueranno a portarci la guerra in casa.

C’è un canale che si chiama “SOCIAL TV” dove ogni giorno spiegano i “delitti” commessi da questi extracomunicari. Pensiamo che in Italia ci sono 64.000.000 di abitanti di cui 5.000.000 di immigrati clandestini, e il 94% delle infrazioni o per meglio dire dei furti, stupri, casini vari sono fatti da immigrati clandestini, proprio quelli che ci portano le ONG.

Non hanno rispetto nemmeno per la divisa, picchiano le forze dell’ordine, come carabinieri e polizia, e ogni giorno si segnalano fatti di questo genere. Basta, non ne possiamo più.

E’ annuncio di oggi che In risposta alla decisione della procura di Agrigento di mettere sotto sequestro l’imbarcazione, dopo che la comandante Carola Rackete ha fatto sbarcare con la forza i migranti recuperati al largo delle coste libiche, vogliono infatti mettere in mare, al più presto, un altro natante, un altra imbarcazione per fare il Taxi.

La domanda è: quanto guadagnano le ONG e i centri sociali con questo business di essere umani. Oramai è tutto documentato da video e intercettazioni, e ci aspettiamo dal governo una risposta efficace come appunto il “BLOCCO NAVALE”

A distanza di un anno, da quando Matteo Salvini ha chiuso i porti italiani, le ong stanno riprendendo l’assalto delle nostre coste.

Nei giorni scorsi, la nave “Alan Kurdi” della tedesca Sea Eye e la “Open Arms” dalla spagnola Proactiva Open Arms hanno infatti ripreso a pattugliare il Mar Mediterraneo e hanno già effettuato la prima operazione di recupero che gli ha permesso di portare una quarantina di immigrati a Lampedusa.

In queste ore, poi, si è aggiunta anche Mediterranea Saving Humans che, non potendo usare la Mare Jonio, da settimane sotto sequestro al porto di Licata, ha deciso di rimettere in mare la propria barca di appoggio, la “Alex”, che, pur non essendo attrezzata per le operazioni di “search and rescue”, raggiungerà l’area “Search and rescue” (Sar) libica per affincare le altre imbarcazioni che si trovano sul posto.

Lo stop dei giudici non sembra fermare nemmeno la Sea Watch. Questa mattina la grossa imbarcazione da 600 tonnellate, capitanata nei giorni scorsi dalla comandante Rackete, ha mollato gli ormeggi e, scortata dalle motovedette della Guardia di Finanza, ha raggiunto il porto di Licata (in provincia di Agrigento) dove resterà sotto sequestro per consentire ulteriori accertamenti tecnici della procura. 

Al Viminale l’imput è di mantenere la linea dura, ha messo in chiaro Salvini. Lo stesso discorso vale anche per tutte le altre ong che si sono rimesse i mare. Per questo è al vaglio anche un pacchetto di emendamenti al decreto Sicurezza bis per stringere ulteriormente i cordoni.

“Dobbiamo fare in modo che le navi che provocano il nostro Paese, compromettendo anche la sicurezza delle nostre forze dell’ordine com’è accaduto in questi giorni, restino in dotazione allo Stato italiano” , ha spiegato il leader leghista nelle scorse ore.

“Se entri nelle nostre acque violando la legge – ha proseguito – perdi definitivamente l’imbarcazione, senza attenuanti e multe che incidono ben poco”

Se poi le forze armate, la capitaneria o i corpi di polizia lo vorranno, il vice premier è anche disposto a dar a loro le navi confiscate.

 Matteo

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Subscribe without commenting