Coronavirus, che cosa ci nascondono ?

Guai a pensarla diversamente, guai a sollevare delle giustificate domande e preoccupazioni. La risposta è immediata: sei un complottista. Ma parliamoci chiaro, chi si sono i veri complottisti? Stretti nella morsa del Coronavirus siamo isolati nel vortice del terrore. Tutto chiuso, con un danno economico e non solo da capogiro.

Una situazione da film di fantascienza. Ma se fosse stato tutto creato in un “laboratorio”? “Il Coronavirus – dichiarò in un’intervista video rilasciata al sito Geopolitics and Empire, Francis Boyle, professore di diritto presso l’Università dell’Illinois. Nel 1989 ha redatto il Biological Weapons Act, la legge sull’antiterrorismo per le armi biologiche – è un’arma da guerra biologica creata in un laboratorio di Wuhan e l’Organizzazione mondiale della Sanità ne è già a conoscenza”.

Boyle sostiene che il Coronavirus, “un’arma da guerra biologica potenzialmente letale”, sarebbe “fuoriuscito da un laboratorio di massima sicurezza” di Wuhan. Il governo cinese avrebbe quindi inizialmente cercato di coprire il caso mentre ora sta adottando misure drastiche per contenere l’epidemia.

Il laboratorio BSL-4 di Wuhan è anche un centro di ricerca dell’Organizzazione mondiale della Sanità e per questo motivo, secondo Boyle, la stessa Oms “non poteva non sapere”. Come spesso accade si crea il mostro e poi subito la soluzione per cercare di condizionare ancora di più le nostre vite. Il tempo corre veloce ed i signori del potere, hanno paura, che qualche coscienza si svegli.

A salvarci dalla catastrofe del Coronavirus indovinate chi c’è? L’intelligenza artificiale. Non avevamo dubbi. Gli algoritmi di Alibaba impiegano 20 secondi per formulare una diagnosi con un’accuratezza del 96%. A sviluppare gli algoritmi che lavorano per individuare l’infezione da Sars-Cov-2 è stata la Damo Academy, stando a quanto riportato da Sina Tech News e altri media.

Il nuovo metodo, spiegano dall’istituto di ricerca cinese, sfrutta complessi sistemi di analisi basati sul machine learning e addestrati con i dati campione di oltre 5 mila casi confermati, secondo le linee guide delle ultime ricerche effettuate sull’epidemia che negli ultimi mesi si è rapidamente diffusa a livello globale.

Il nuovo sistema di diagnosi è stato già testato negli ospedali cinesi ed è in funzione nella struttura di Qiboshan, a Zhengzhou, nella provincia di Henan, creato sul modello dell’ospedale di Xiaotangshan di Pechino, completato nel 2003 per far fronte alla diffusione della Sars. A partire da domenica scorsa l’ospedale di Qiboshan accoglie i casi sospetti di Covid-19. Ma il sistema di Alibaba, secondo i media asiatici, dovrebbe essere adottato in più di cento ospedali della provincia focolaio dell’Hubei.

Non è finita, scende in campo anche il super computer del Cineca. Il consorzio interuniversitario con sede a Bologna, infatti, fa parte di una cordata europea che si è aggiudicata un finanziamento di tre milioni di euro da parte della Commissione Ue. La piattaforma di super calcolo sarà integrata con sistemi di intelligenza artificiale, modellistica in 3D e misurazioni a raggi X per realizzare prima e validare poi gli esperimenti condotti in laboratorio. Sembra tutto molto interessante, ma dietro si nasconde qualcosa di pericoloso, che influenzerà le nostre vite.

Attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (5G, robotica ecc.), con la scusa che ci salverà, ci terranno chiusi in un labirinto. Per “tutelarci” da virus ed altro ancora, ci sarà poi il microchip sottocutaneo (in Svezia sta andando già di moda). Ma in realtà verrà calpestata qualsiasi forma di libertà. Prossimamente ci saranno milioni di nuove stazioni base 5G sulla Terra, 20.000 satelliti in più nello spazio, 200 miliardi di oggetti trasmittenti: è arrivata l’Internet of Things (l’internet delle cose).

Ci saranno le città intelligenti, case automatizzate, industrie robotizzate, sistemi di sicurezza e controllo più efficienti, servizi e oggetti come automobili, TV, elettrodomestici fino ai piccoli oggetti di uso quotidiano come pannolini per bambini, cartoni del latte, spazzole per capelli, vestiti e scarpe: tutto conterrà antenne o microchip.

Un giro d’affari enorme quello del 5G, con introiti stimati, per il 2026, pari a 1307 miliardi per settori industriali come agricoltura, healthcare, trasporti, media, intrattenimento, automotive, retail, financial, sicurezza e industria manifatturiera (dati dell’ultimo rapporto Ericsson). Le infrastrutture del 5G vedono protagonisti Nokia, Ericsson, Cisco, Zte. e Huawei.

Proprio il colosso cinese è al centro di un braccio di ferro con gli USA, fortemente contrari alla presenza di Huawei all’interno del mercato delle infrastrutture mobile a causa di un possibile spionaggio internazionale da parte della Cina. E l’uomo che farà? Secondo un rapporto presentato a Davos, nel 2016 nel meeting del World economic forum, entro il 2020 i robot si prenderanno 5 milioni di posti di lavoro prima occupati da altrettanti uomini in 15 Paesi del mondo.

All’interno della comunità scientifica c’è anche chi invita a tenere alto il livello di guardia. E’ difficile quantificare, ma il 50% dei posti di lavoro nei prossimi anni sarà messo a rischio dai progressi dell’intelligenza artificiale. Bart Selman professore di Computer science all’Università Cornell di Ithaca, nello stato di New York, nel 2015, insieme ad altre centinaia di ricercatori, ha firmato una lettera aperta rivolta ai governi di tutto il mondo. Tra gli aderenti, anche il fisico inglese Stephen Hawking e l’imprenditore Elon Musk.

I firmatari chiedevano di valutare le opportunità, ma anche i rischi, dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale.L’esperto prese come esempio i magazzini di Amazon: “Qui si muovono migliaia di robot tra gli scaffali. Ci sarà ancora qualche magazziniere per gestire le squadre di robot, ma la forza lavoro umana è ridotta del 90%. Allo stesso modo, i sistemi di diagnosi medica non elimineranno la richiesta di radiologi, ma ridurranno significativamente il loro numero, perché la maggior parte delle diagnosi di routine possono essere fatte ugualmente, se non meglio, usando le macchine”.

In Cina si registra la prima fabbrica “deumanizzata”, dove gli operai di un’azienda di componenti per cellulari sono passati da 650 a 20, seguendo un programma industriale dal nome quanto mai esplicito: “Robot replace human“. Inoltre, studi clinici sugli effetti nocivi all’esposizione alle frequenze radio in uso (fino al 4G) sono ormai migliaia anche sugli animali e sulle piante e sempre più sentenze di tribunale sanciscono il nesso causale tra cancro ed elettrosensibilità.

Oltre all’aumentato rischio di cancro anche stress cellulare, danni genetici, cambiamenti strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, disturbi neurologici, deficit di apprendimento e memoria, cambiamenti ormonali. Per questo un appello sottoscritto da 170 scienziati, medici e organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo chiede all’ONU, all’OMS, alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G, anche nello spazio, in attesa che si accertino i rischi per la salute dei cittadini.

Nell’appello si legge che le strutture elettricamente conduttive dell’organismo umano possono trasportare correnti indotte dalle radiazioni all’interno del corpo. Ma le stesse cariche in movimento possono diventare delle piccole antenne che rilanciano il campo elettro-magnetico verso gli strati più profondi dell’organismo. Non tutto è perduto, l’uomo attraverso un percorso di conoscenza e consapevolezza, può e deve rialzarsi in piedi, per rimettere al centro dell’esistenza la sua vita e il senso innato di libertà.

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